mozartyntervista: GAETANO PESCE

«I CONSERVATORI SI MOLTIPLICANO»

Sunset of New YorkHa girato l’Europa ma si è fermato a New York. I suoi lavori hanno stregato l’Oriente e l’Occidente. Ha insegnato nelle facoltà più prestigiose del pianeta, e le sue opere fanno parte delle collezioni permanenti dei musei più importanti del mondo. Ciononostante, risponde al telefono.

MozArty: Buongiorno Maestro.

Gaetano Pesce: Buongiorno. Anzi: buonanotte, per lei. Com’è la storia? Voleva farmi delle domande?

M: Più o meno. Più che altro volevo sentire le risposte. Che aria tira a Nuova York?

GP: E’ evidente che in seguito all’elezione di Obama l’aria è effervescente. Si investe molto, emotivamente, in questo Presidente. Non è facile governare in questo particolare momento storico: anche per un ottimo Presidente dalla grande personalità, come Obama, non sarà facile trascinare gli Stati Uniti fuori dallo stallo. Economico, ma non solo. L’elezione di Obama mi auguro riporti entusiasmo: per ora sembra possa farlo…

M: Crisi economica significa crisi delle idee?

GP: Significa crisi della diffusione delle idee e della creatività.

M: Lei insegna: “la creatività non è solo dell’artista, ma anche del business-man e del cliente”…

GP: Esatto. La creatività non è esclusiva di chi chiamiamo artista. L’artista innesca un processo creativo, ma la creatività è anche nella sua diffusione e in tutto il suo campo di applicazione. In questo momento, economicamente sfavorevole, è difficile mantenere il patto creativo tra le varie parti che agiscono per la messa in forma e la diffusione di un’idea. Bisognerebbe concentrare la creatività nella ricerca di un modo nuovo di negoziare. La paralisi economica paralizza la comunicazione.

M: Le idee si nutrono però anche di quegli ostacoli che ne impediscono la diffusione. Lei ha dichiarato di essersi trasferito a New York perché l’America è un Paese conservatore, e Lei ama convertire i conservatori. Quando torna in Italia? C’è un sacco di lavoro per lei…

Gaetano PesceGP: (Ride, NdI.) Pensi che i conservatori, in un momento come questo, si moltiplicano! Anche chi non è conservatore, per paura di perdere il poco o molto che ha, lo diventa. Comunque New York non è aperta come si pensa: nel design è molto molto conservativa, e oggi a maggior ragione. Comunque sì: la creatività si nutre anche di sfide, e magari questa crisi la nutrirà.

M: Come vede l’Italia da lì? Da New York, certo, ma più in generale da dove è arrivato dopo tanti anni di peregrinazioni, di invenzioni e di riconoscimenti? Gaetano Pesce sarebbe diventato Gaetano Pesce anche senza varcare confini geo-politici?

GP: Penso di sì. Per un architetto è più difficile: i clienti chiedono costruzioni, chiedono repliche di cose già viste, non l’innovazione. Ciò che innova è ciò che non si è mai visto, l’esperienza totale, ed è difficile che venga richiesto qualcosa di mai visto. E’ difficile in America come in Europa e in Oriente. Nel settore in cui mi trovo a operare, che è un po’ il settore degli oggetti —mobili, lampade, eccetera— l’Italia è il Paese più avanzato. Quando ho avuto qualcosa di innovativo da proporre a un’industria, ed è una cosa peraltro piuttosto rara avere un’idea innovativa, mi sono rivolto agli imprenditori italiani. In questo settore sono quelli che hanno più curiosità, più senso della sfida, amano le tecnologie avanzate e, soprattutto, hanno una grande storia alle spalle, e quindi una grande eredità culturale. Nella memoria collettiva italiana c’è l’amore per il nuovo. Almeno nel settore del cosiddetto design. Questa crisi smaschera, in Italia come a Detroit, i settori in cui la creatività è stata bandita, come quello dell’automobile. Bisogna abituarsi a fare le cose in un modo che non si conosce. Se la Fiat, invece di reinventare sempre le stesse automobili, provasse ad inventare un nuovo concetto di automobile, oltre a guadagnare un immenso prestigio incrementerebbe le vendite. Qualcuno ci arriverà presto. Non è possibile che tutte le automobili del mondo si assomiglino… Luoghi diversi devono offrire oggetti diversi.

M: Lei è stato infatti uno dei primi sostenitori della glocalizzazione. Allora nemmeno aveva un nome…

Gaetano PesceGP: Esatto. Se penso che c’è stata gente che ha pensato di fare un’unica sedia per il mondo intero… Oggi il più importante compito dei creatori è quello di esprimere la cultura dei luoghi e la loro identità. In un mondo globalizzato dobbiamo produrre differenza. Il sogno di Mao Tse-tung è l’incubo dell’umanità. L’idea che il mondo si uniformi è un’idea pericolosa perché totalitaria.

M: La politica si trova anche nelle Sue creazioni. Ha insistito molto sul ruolo della donna e sulla libertà di espressione delle donne…

GP: Certo. Alcuni Paesi cosiddetti civili producono sistemi cosiddetti democratici, ma lo spirito più democratico è lo spirito femminile. Il cervello femminile è più veloce ad adattarsi al cambiamento, ed è democratico davvero, perché produce e difende la diversità. Se lo spirito femminile fosse ovunque nel mondo lasciato libero di agire, lo rinnoverebbe. L’architettura è la stessa minestra da un secolo: monolitica e maschile. Se le donne fossero libere di essere architetti senza confrontarsi con la storia dell’architettura, una storia maschile, ma trovando le forme nel loro cervello, rinnoverebbero la materia in un attimo.

Gaetano PesceM: Forma, materiale o utilizzo?

GP: Materiale.

M: Sta ancora facendo ricerca?

GP: Stavo giusto sperimentando una cosa con degli elementi chimici. Ricerco quasi giornalmente concetti nuovi nella materia. Sono in laboratorio in questo momento.

M: Cosa bolle in provetta?

GP: Un progetto per un’azienda italiana, Meritalia. Parte da una convinzione: stiamo per entrare in una nuova epoca. L’espressione si baserà sempre meno sull’astrazione, sul linguaggio verbale o scritto, e ancor più sulla forma riconoscibile. Anche il computer si basa sempre più sull’immagine e sempre meno su simboli astratti. Posso dirle che tra sei mesi usciremo con degli oggetti che non sono astratti e che suggeriscono stati d’animo positivi. Non posso dire dirle di più. Ma è di questo che c’è bisogno. Il mondo va attraverso un temporale: noi creatori dobbiamo farlo passare velocemente. Creare oggetti che aiutano a guardare il mondo in chiave positiva è un’azione molto importante. Il design contemporaneo deve allontanarsi dall’eleganza e dalla bellezza per avvicinarsi all’esistenza, alla religione e alla politica. Quando il design esprime, rielabora e critica determinati soggetti e valori, va oltre i propri limiti e diventa un’espressione artistica.

M: Il design è moda?

GP: Beh, ci sono certi creatori di moda che non esiterei a definire artisti.

M: Non la stizzisce l’accostamento…

GP: No, no. Il tempo che passa chiarisce tutto. Sono stati centinaia di migliaia i creatori, ma se il loro lavoro non era importante sono spariti. Chi innova rimane, indipendentemente dal campo in cui lo fa. E’ chi adatta forme nuove a vecchi concetti che sparisce sicuramente.

M: Quest’anno festeggia un compleanno importante: il settantesimo. Che rapporto ha con questo tempo che passa?

GP: Il tempo che passa, passando ci dà un messaggio straordinario: non si ripete mai. Se lo tenessimo sempre presente vivremmo una vita importante. Chi cambia e sperimenta ogni giorno restituisce alla vita il suo valore.

M: E lo restituisce anche al lavoro.

Green Street ChairGP: L’arte ha due componenti. Una pratica, utile, e una culturale. Il design e l’architettura sono sempre stati considerati nella loro componente pratica: dare alla gente uno spazio in cui vivere, un letto su cui dormire eccetera. Col trascorrere del tempo l’arte ha smesso di essere utile. Quando qualcuno chiedeva un ritratto a Tiziano non richiedeva cultura, ma un prodotto. Con l’evolversi delle tecnologie e il trascorrere del tempo la dimensione culturale dell’arte ha preso il sopravvento. Se il design è in grado di trascendere un dato di fatto, che è la sua utilità, e inizia ad esprimere dei contenuti, ecco che il design prende il posto lasciato vuoto da quell’arte che non c’è più. Le barriere tra le varie forme di espressione sono destinate a crollare: negli spazi espositivi sta già succedendo…

M: Queste le previsioni. Sogni?

GP: Avere la capacità di vivere il tempo in modo irripetibile, facendo esperienze nuove. La libertà. La prima libertà da raggiungere per riuscire a dare valore al tempo è la libertà da sé stessi. Dobbiamo avere il coraggio di perdere continuamente identità, di abbandonare una cosa quando la raggiungiamo. Maturata e chiarita un’idea bisogna lasciarla. Molto tempo fa scrissi che il creatore deve essere traditore. Bisogna tradire e contraddire per creare l’energia della domanda, della questione.

GP4M: Il Prof. De Fusco ha definito la sua Green Street Chair il frutto di un cattivo sogno… Ne fa?

GP: (Ride, NdI) Non conosco questo signore, ma se guardo la Green Street Chair mi dico: allora ero felice. Magari è trash, e magari per questo supererà la prova del tempo. I miei oggetti portano quasi sempre il nome degli indirizzi presso i quali ho lavorato. Quando lavoravo a Green Street ero molto felice.

M: Quando ha disegnato Sunset of New York si aspettava questo declino?

GP: Allora sì. Però non c’è stato. Se guardo all’Europa oggi mi rendo conto che nessuna città ha l’energia di New York, e nonostante il suo momento di decadenza. Per buona parte di questo secolo New York continuerà ad essere La città.

M: E Milano? E Roma?

GP: L’Italia continuerà ad essere il Paese più straordinario del mondo.

MF



mozArty è figlio di Mozart-Italia


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